La televisione nel ’10


Monoscopio RaiFra poco inizieremo a chiamare i decenni come si faceva “una volta” e cioè “anni ’80 – ’90″… quindi provo a dare un veloce sommario di quanto è accaduto proprio in questi giorni nel mondo riguardo la televisione e, più in generale, i contenuti video sul web e di come queste news potranno, nei prossimi anni (negli anni ’10), avere un impatto fortemente rivoluzionario.

Joost sta diventando velocemente una nuova realtà. Come già più volte rimarcato su questo blog, Joost darà la possibilità, per chiunque ne abbia la voglia e la creatività, di autoprodursi contenuti televisivi e di renderli disponibili sul web con costi di lancio rasenti lo 0 (di sicuro molto inferiori a quanti oggi ne servano per aprire un canale televisivo sui sistemi analogici, digitali o satellitari).

Nel frattempo dall’Italia qualcosa si muove ed ecco arrivare le prime notizie su Babelgum, progetto lanciato da Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, che dovrebbe mostrare al pubblico una prima beta funzionante già a Marzo di quest’anno, mentre per il suo lancio definitivo si dovrà attendere il 2008, anno in cui il progetto potrà anche garantire un certo quantitativo di contenuti.

Dopo le notizie degli ultimi giorni, riguardanti questi 2 progetti accomunati dalla stessa idea di diffusione di contenuti video, arriva da Davos, luogo in cui i vari leader mondiali si scambiano opinioni sul futuro del mondo, una notizia “bomba”, che ha fatto velocemente il giro del mondo: YouTube, attraverso Chad Hurley, uno dei suoi fondatori, si è dichiarata pronta a dividere i propri ricavi con gli utenti che offriranno alla piattaforma contenuti di qualità. E’ indubbia la portata di questa news: ogni semplice utente potrà creare un contenuto con la propria videocamera o il proprio telefonino, uploadarlo su YouTube in poco tempo e diffonderlo nel web, ricevendo per questo qualche soldo (modalità di guadagno e aspetti tecnici di questa notizia non sono ancora stati diffusi) direttamente da YouTube.

Conclusione di questa veloce rassegna stampa: sempre da Davos, Bill Gates ha affermato che la televisione nei prossimi 5 anni cambierà radicalmente il proprio modo di essere. Microsoft ha già da qualche mese lanciato in Svizzera, in collaborazione con Swisscom, una forma rudimentale di un proprio sistema di IpTv con centinaia di canali. Il sistema è chiuso e potrebbe risentire la forza propulsiva di sistemi più aperti, come Joost. Spesso la comunità che si forma accanto al prodotto è fondamentale per lo sviluppo del servizio e, come dimostrato da YouTube, l’attenzione che viene data all’utente stesso può rappresentare il successo o il fallimento di una tecnologia.

Oltre a Bill Gates, anche gli analisti di mercato prevedono che il biennio 2007-2008 sarà fondamentale per lo sviluppo della IpTv, in tutte le sue accezioni (Microsoft, Joost, Babelgum…) passando dai 370 milioni di dollari ricavati nel 2006 agli oltre 6 miliardi previsti per il 2009.

E in Italia? Tolta la felice eccezione di Babelgum, esiste un divario tecnologico che si sta via via ampliando. Gli investimenti infrastrutturali delle aziende private (Telecom in primis) sembrano aver lasciato il passo allo sviluppo commerciale delle offerte e i malfunzionamenti negli ultimi tempi vanno via via aumentando. L’Adsl 2 commercializzata da diversi carrier potrebbe creare un effetto implosivo per la stessa infrastruttura nel momento in cui gli utenti inizieranno ad utilizzare massivamente sistemi Iptv e sfrutteranno interamente la propria larghezza di banda (per ora strozzata da upload fermi a ridicole velocità). E così mentre si cerca di fare chiarezza su tecnologie alternative per la fornitura di banda larga agli utenti finali (wi-fi max e simili…), resta il dilemma delle strutture portanti della rete italiana. Lo sviluppo forzato della televisione digitale, alla luce delle notizie e delle considerazioni esposte in questo post, rimane una esagerazione nel panorama video mondiale. Continuare a finanziare una tecnologia che potrebbe tranquillamente convergere su altri mezzi con costi assai inferiori sembra un controsenso tutto nostrano. Le ipotesi potrebbero essere due: la politica italiana, in questo ambito spesso bipartisan, sta cercando di continuare a dare un senso (ed un valore) alle licenze televisive analogiche-digitali, oppure la politica è insensibile a queste tematiche, vista e considerata l’età media della classe dirigente, profondamente ancorata a logiche del passato. Qualsiasi sia l’ipotesi alla base, la conseguenza appare inevitabile.

Qualche barlume sembra averlo offerto il nuovo contratto di servizio Rai, che metterà a disposizione degli utenti i suoi archivi, dando così la possibilità di visionare contenuti prodotti dall’azienda statale direttamente sul web, ma è meglio rimanere in attesa dei vari pareri che nei prossimi mesi si alterneranno per valutare queste nuove direttrici e, più in generale, è consigliabile aspettare di vedere qualcosa di “funzionante”.

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