Levi-Prodi: chiudiamo la rete (blogosfera) italiana


Avevo già letto la notizia in giro su vari blog, volevo riproporne una mia interpretazione, ma vedo che il buon Don Cura l’ha già fatto per tutti noi. Così vi segnalo il suo ultimo post, interamente dedicato alla proposta di legge approvata qualche giorno fa al Consiglio dei Ministri (scaricabile a questo indirizzo).

Nell’art. 6 si ben specifica l’obbligo ad iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

La distinzione che sta alla base di questo provvedimento verterebbe completamente sulla distinzione tra blog personale e blog editoriali. Distinzione molto aleatoria per la maggior parte dei blog presenti sulla rete e cioè per tutti coloro che non si limitano a raccontare fatti strettamente personali, ma propongono, elaborano e fanno girare idee su fatti, prodotti o persone…

Considerato che il web 2.0 poggia le sue basi sulla facilità estrema con cui chiunque può crearsi uno spazio sulla rete, scrivere le proprie idee per poi farle girare… questa proposta di legge sembra proprio creata ad hoc per fermare questo circolo virtuoso (almeno in Italia).

Magari, come tante altre leggi, non verrà mai applicata seriamente o avrà delle maglie molto larghe… ma il fatto stesso che esista, non è molto rassicurante…

Chiaramente questa proposta non considera il fatto che i confini geografici in rete sono del tutto “finti”, tant’è che il server su cui poggia questo blog non risiede in Italia e con qualche euro in più si possono nascondere i propri dati di registrazione senza particolari problemi… a quel punto per rintracciare fisicamente chi si vorrebbe nascondere per non registrare il proprio blog nel registro, chiamerebbero la polizia, i carabinieri o la guardia di finanza? Oppure farebbero partire una rogatoria internazionale per rintracciare i miei dati? Il tutto per quale pena amministrativa?

Non condivido, quindi, il giudizio apocalittico proposto da Beppe Grillo e da molti altri nella blogosfera, chiaramente di stampo sensazionalistico e populista, che vedono la morte dell’Internet italiana. Non accadrà niente di tutto questo, proprio perchè è fisicamente impossibile applicare una simile proposta di legge, almeno per il 99% dei blogger italiani…

Ma se invece di preoccuparsi della creazione di un “registro dei blog” (che come ho dimostrato poco sopra è praticamente inutile, oltre che assolutamente anacronistico), pensassero a risolvere qualche problema più serio?

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