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	<title>Gabriele Falistocco &#187; legge</title>
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		<title>Levi-Prodi: chiudiamo la rete (blogosfera) italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 16:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo già letto la notizia in giro su vari blog, volevo riproporne una mia interpretazione, ma vedo che il buon Don Cura l&#8217;ha già fatto per tutti noi. Così vi segnalo il suo ultimo post, interamente dedicato alla proposta di legge approvata qualche giorno fa al Consiglio dei Ministri (scaricabile a questo indirizzo). Nell’art. 6 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo già letto la notizia in giro su vari blog, volevo riproporne una mia interpretazione, ma vedo che il buon Don Cura l&#8217;ha già fatto per tutti noi. Così vi segnalo <a href="http://download.repubblica.it/pdf/2007/legge_editoria.pdf">il suo ultimo post</a>, interamente dedicato alla proposta di legge approvata qualche giorno fa al Consiglio dei Ministri (<a href="http://download.repubblica.it/pdf/2007/legge_editoria.pdf">scaricabile a questo indirizzo</a>).</p>
<blockquote><p>Nell’art. 6 si ben specifica l’obbligo ad iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale &#8211; continua il disegno di legge &#8211; significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.</p>
</blockquote>
<p>La distinzione che sta alla base di questo provvedimento verterebbe completamente sulla distinzione tra blog personale e blog editoriali. Distinzione molto aleatoria per la maggior parte dei blog presenti sulla rete e cioè per tutti coloro che non si limitano a raccontare fatti strettamente personali, ma propongono, elaborano e fanno girare idee su fatti, prodotti o persone&#8230;</p>
<p>Considerato che il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0">web 2.0</a> poggia le sue basi sulla facilità estrema con cui chiunque può crearsi uno spazio sulla rete, scrivere le proprie idee per poi farle girare&#8230; questa proposta di legge sembra proprio creata ad hoc per fermare questo circolo virtuoso (almeno in Italia).</p>
<p>Magari, come tante altre leggi, non verrà mai applicata seriamente o avrà delle maglie molto larghe&#8230; ma il fatto stesso che esista, non è molto rassicurante&#8230; </p>
<p>Chiaramente questa proposta non considera il fatto che i confini geografici in rete sono del tutto &#8220;finti&#8221;, tant&#8217;è che il server su cui poggia questo blog non risiede in Italia e con qualche euro in più si possono nascondere i propri dati di registrazione senza particolari problemi&#8230; a quel punto per rintracciare fisicamente chi si vorrebbe nascondere per non registrare il proprio blog nel registro, chiamerebbero la polizia, i carabinieri o la guardia di finanza? Oppure farebbero partire una rogatoria internazionale per rintracciare i miei dati? Il tutto per quale pena amministrativa?</p>
<p>Non condivido, quindi, il giudizio apocalittico proposto da Beppe Grillo e da molti altri nella blogosfera, chiaramente di stampo sensazionalistico e populista, che vedono la morte dell&#8217;Internet italiana. Non accadrà niente di tutto questo, proprio perchè è fisicamente impossibile applicare una simile proposta di legge, almeno per il 99% dei blogger italiani&#8230;</p>
<p>Ma se invece di preoccuparsi della creazione di un &#8220;registro dei blog&#8221; (che come ho dimostrato poco sopra è praticamente inutile, oltre che assolutamente anacronistico), pensassero a risolvere qualche problema più serio?</p>
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